Il trekking del Lupo - Argentera & Mercantour - Tappa 4

11 I patrimoni da scoprire

  • Patrimonio locale

    Le stalle

     Questo elemento del sistema comunitario permetteva agli abitanti della valle di far pascolare le mucche sotto controllo, per permetter loro di nutrirsi dell’erba d’altitudine in estate. Essendo così più liberi, i contadini potevano dedicarsi ad altri lavori agricoli, come fare il fieno, vicino al villaggio.

    Le stalle che si incontrano lungo il percorso di Erps e del Cavalet erano utilizzate temporaneamente durante l’estate, afferma chi ne spiega le piccole dimensioni. Oggi, due allevatori lavorano ancora sul sito di Boréon, e ciascuno dei due possiede o ospita una trentina di mucche. 

  • Flora

    Le conifere

     Questi alberi resinosi, dalle foglie a forma di aghi o scaglie, producono dei frutti di forma conica, da cui il nome a loro assegnato. Il larice è la sola conifera a perdere i suoi aghi in inverno. Questi sono raggruppati in ciuffi da 15 o 20. Questa specie è presente unicamente sulle Alpi. La si trova solitamente nel limite superiore della foresta, poiché necessita di luce per svilupparsi. 

  • Fauna

    Il lupo (Canis lupus)

    Nel 1922, il lupo ritorna in questo settore naturalmente dopo l’Italia, ma la sua presenza resta molto discreta nel parco. Vive in branchi da 4 o 6 esemplari, e ciascuno occupa un territorio circoscritto dai 200 ai 300 km².

    La sua alimentazione è molto varia, con una predominanza di ungulati selvaggi (mufloni, camosci, cinghiali, cervidi) e domestici (montoni), ma si nutre anche di piccoli roditori, uccelli, insetti e vegetali (bacche selvatiche, funghi…)

    Il suo ruolo di regolatore della fauna selvatica è degno di nota. Questa specie protetta dalle regolamentazioni nazionali ed internazionali trova dunque il suo posto negli equilibri naturali.  

  • Fauna

    Il camoscio alpino (Rupicapra rupicapra)

    Montanaro per eccellenza, il camoscio può percorrere 1000m di dislivello in 15 minuti (un escursionista impiegherebbe tre ore!). È facile trovarlo, la sua popolazione è piuttosto importante. Percorre le montagne, dalle foreste e dai prati fino alle vette.

    Lo riconosciamo per le sue corna dritte e ricurve all’indietro nella parte terminale, più piccole rispetto a quelle dello stambecco. Presenta fronte e guance bianche, separate da due righe nere che vanno dalle orecchie al muso.

  • Geologia

    Il granito dell’Argentera

    Guardando un po’ più da vicino questa roccia di colore grigio ci accorgiamo che è formata da diversi minerali. Quarzo (di colore grigio), e feldspato (di colore bianco), a volte di grande taglia, con qualche pagliuzza brillante sparsa qua e là nella roccia: si tratta di miche nere, e più particolarmente di biotite.

    Avete scoperto dei blocchi di granito. Tutti i minerali che lo compongono sono solidamente congiunti e visibili ad occhio nudo. Si tratta di una struttura granulare tipica delle rocce plutoniche, cristallizzate in profondità. 

  • Storia e percorso storico

    La Casermetta difensiva Cima di Fremamorta

    La Casermetta è un'imponente struttura, ancora in discreto stato di conservazione: la colorazione mimetica delle porte è ancora visibile, e sono presenti diversi infissi sia interni che esterni; all'esterno si trovano ancora i resti della cucina all'aperto, utilizzata nella buona stagione. Era in grado di ospitare un presidio di 60 uomini.

  • Storia e percorso storico

    Il Ricovero Umberto I

    Si tratta di una grossa caserma per 130 uomini e 4 ufficiali. Costruita nel 1894, fu riattata in tre successive occasioni, l'ultima delle quali nel 1934. Ad essa si devono un locale addossato all'edificio principale, verosimilmente la cucina, ed un locale a sé stante. Poco sopra la caserma, si trovano i ruderi di un vecchio magazzino-scuderia.

  • Geologia

    La Cascata di Pian del Valasco

    Il salto di rocce che origina la cascata è una tipica soglia glaciale. Durante le glaciazioni esso ha costituito il limite inferiore del bacino di raccolta del ghiacciaio. Oltre la soglia il ghiacciaio tracimava con una lingua glaciale.

  • Flora

    Il lariceto

    Questo tipo di bosco è piuttosto localizzato nelle Alpi Marittime, che notoriamente rappresentano il regno della faggeta. Esso copre i versanti alle testate dei valloni con popolamenti radi e luminosi, talvolta pascolati dalle mandrie salite in alpeggio. Il più delle volte la loro purezza non è naturale, ma indotta dall’uomo: esso, infatti, nel corso di secoli, ha favorito questa specie arborea a scapito di altre, come ad esempio il pino cembro, perché meno favorevoli all’esercizio del pascolo a causa del maggiore ombreggiamento del suolo.

  • Storia e percorso storico

    Il rifugio Valasco, antico padiglione di caccia

    Qui, attorno al 1850 il re d’Italia Vittorio Emanuele II fece costruire un padiglione di caccia. Un “castello” singolare, a pianta quadrata e dalle torri merlate, poi trasformato in rifugio d’alta quota per la gioia degli escursionisti.

    Partendo dal vallone di Valasco, dove si trova il rifugio, si può facilmente raggiungere la zona dei laghi di Valscura percorrendo una magnifica strada carrabile, battuta dai cacciatori all’inizio del XX secolo. Una parte della strada, lastricata e ancora intatta, permette di superare un cumulo di massi e cocci.

    Una mulattiera conduce fino al colle panoramico di Valmiana.

  • Storia e percorso storico

    La Casa Reale di Caccia del Valasco

    La costruzione di una "Casa di Campagna" al Valasco, che Vittorio Emanuele II avrebbe utilizzato per le sue battute di caccia nella Riserva Reale, si fa risalire agli anni successivi al 1868, quando sul pianoro erano probabilmente presenti quattro edifici. Tuttavia, almeno nel suo aspetto attuale, la Casa Reale di Caccia fu realizzata probabilmente dopo il 1873, anche se non tutte le fonti concordano.
    La sua storia è stata abbastanza tormentata e funestata da molteplici incendi finché, a seguito di di importanti lavori di ristrutturazione da parte dell'attuale proprietario, dal 2008 è tornata a nuova vita trasformandosi in rifugio alpino.


Descrizione

Dal posto tappa di Boréon (b370), salire attraverso gli ultimi chalet fino all’incrocio Erps-Cerise (b371) e prendere il sentiero di sinistra per salire nella foresta fino all’altipiano di Cavalet (segnali b372, 373, 374). Raggiungere in piano il sito della fattoria di Cavalet (1815m – b.275). continuare facilmente verso ovest su un largo sentiero quasi orizzontale prima di scendere verso le barre rocciose della Lèche, sito di scalata di St-Martin-Vésubie. Continuare la discesa facile tramite una piccola pista che termina sulla strada di Salèse (b399). Raggiungere il parcheggio (b434) e prendere il sentiero GR52 lungo il fiume per raggiungere il piccolo colle e la pista di Salèse (2031m- b436).

Continuare sulla pista per raggiungere l’altro versante fino alla segnalazione 268. Prendere il sentiero a destra (segnato in giallo). Oltrepassare una passerella (b269). Continuare sulla destra verso nord in direzione del Lac Nègre e del Col e Frèmamorte. Si arriva al Camp Soubran a 2270m (b 270). Raggiungere il Lac Nègre e continuare fra i laghi in salita verso il Col de Frémamorte (2615m). Siete sulla frontiera franco-italiana segnata dalla presenza di opere militari. Scendere sul lato italiano e passare in prossimità dei laghi di Frémamorte e del bivacco Guiglia. Risalire a sinistra per passare al colletto di Valasco (2429m). Ignorare il sentiero in direzione del rifugio Questa e seguire il largo sentiero della Vallée Morta che raggiunge la strada ex militare di Piano Valasco e il rifugio Valasco (1764m).

  • Partenza : Boréon
  • Arrivo : Rifugio Valasco
  • Comune attraversato : Saint-Martin-Vésubie, Valdeblore e Valdieri

Profilo altimetro


Raccomandazioni

Nel cuore del parco
Il Parco Nazionale è un territorio naturale, aperto a tutti, ma soggetto ad un regolamento che è utile conoscere per preparare il vostro soggiorno.

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